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giovedì, settembre 29, 2005
Sonny, Debbie e il Fantaleo
Un amore esigente nell’anno 21.004 CINQUANTESIMA PUNTATA
Rafael non aveva mai trasgredito ad un ordine in vita sua. Almeno ad un ordine di Graus Rivält Duur, il suo Signore. Non lo fece nemmeno quando, dopo la seconda notte consecutiva di cammino, Graus gli si era affacciato nella testa per dirgli di rallentare. Sapeva che sarebbe potuto arrivare a destinazione prima dell’alba, tuttavia se Graus gli avesse ordinato di fermarsi e di rimanere in attesa stando in equilibrio su di una gamba sola, Rafael non avrebbe nemmeno perso tempo a chiedersi perché. A meno che non avesse a che fare con la ragazza che stava portando al campo… Il fatto che lo stesso ordine gli fosse arrivato poco dopo da Piedra de Luna, riuscì però a metterlo in allarme. Piedra? Non che non fosse già accaduto in passato di ricevere i pensieri affannati del nano, ma non aveva senso che quell’essere insignificante prendesse un’iniziativa personale. L’unica spiegazione era che al campo stava succedendo qualcosa di eccezionale. Per questo aveva compiuto un’incursione nei pensieri di Piedra un attimo prima che questi finisse di trasmettergli l’ordine di fermarsi definitivamente e di rimettersi in marcia solo il pomeriggio dell’indomani. Ombo. Non aveva trovato molto altro. Solo l’immagine di alcuni ricognitori carichi di Ombo. Questo significava che sarebbe sopravvissuto di nuovo all’estinzione della Guardia, ma non ne avrebbe (di nuovo) nemmeno preso il comando. Graus di solito nominava il nuovo Comandante tra gli ufficiali che erano presenti al momento della chiamata degli Ombo. Che la scelta di tenerlo lontano dal campo fosse un’idea di Piedra? Non lo credeva. Eppure, non era la ragazza la parte più importante di tutta la missione? Non era decisivo il fatto di riuscire a consegnarla viva? Rafael imprecò sottovoce: non c’era modo di essere certo che la ragazza fosse ancora viva se non sollevando il coperchio e stare a vedere se respirava ancora. Sarebbe riuscito a farlo senza decidere di prenderla ancora e strapparle il viso a morsi nel momento dell’orgasmo? Non era il momento di rischiare. Di tutto questo Debbie percepì soltanto il fatto che si erano fermati. Il suo primo istinto era stato quello di approfittarne per uscire all’improvviso e tentare la fuga. Del resto il bracciale di Jorge aveva finito di rimarginarle la ferita e rendeva inconsistenti il dolore, il sonno e qualunque necessità corporale, sia in entrata che in uscita. Non solo, ma sapeva che qualunque cosa avesse già patito, non era nulla al confronto con quello che l’aspettava una volta arrivata a destinazione. Allora, che cosa stai facendo ancora qui dentro? Aspettava, rispondeva a se stessa, aspettava l’occasione propizia. Ma di quale occasione stai parlando? Non hai mosso un solo muscolo nelle ultime cinque ore! Si disse nel tentativo di restare lucida. Può essere colpa del bracciale, forse insieme al dolore annulla anche l’istinto di conservazione, la paura, le contraddizioni e i sensi di colpa… i sensi di colpa? Debbie non credeva davvero agli effetti collaterali del bracciale, ma volle provare comunque: sfilò le dita dal bracciale. La ferita si era rimarginata quasi del tutto, ma non abbastanza da evitare il suo grido di dolore. Rafael rispose immediatamente con un colpo violento sul coperchio della cassa e un grugnito di fastidio. Non che il fastidio superasse il sollievo…
Debbie sapeva che avrebbe rimandato ancora il suo tentativo di fuga. Come sapeva che il bracciale non aveva nessuna parte nella sua ritrosia: è un altro il punto cara. Tu ti aspetti che sia Sonny a venirti a liberare. C’è una parte di te che lo pretende. La stessa parte che spera che Sonny non arrivi da solo…
(continua)
mercoledì, settembre 21, 2005
Sonny, Debbie e il Fantaleo Un amore esigente nell’anno 21.004 QUARANTANOVESIMA PUNTATA
«Lascia che provi almeno a scappare, o vuoi inchiodarlo in questo buco di…» la ragazza ritrovata alla Base Nord insieme a Victoria Alma fece un altro passo verso Sonny, ma nella foga scivolò lasciando la frase in sospeso. Per un istante tutti si limitarono a stupirsi che avesse parlato. Ruzzolò imprecando fino a ritrovarsi stesa a fianco del ragazzo. Un urlo di frustrazione mise fine alla sua improvvisa loquacità. «Ha ragione, non funziona. Hai qualche altra idea? Perché preferisco corrergli incontro piuttosto che scappare ancora.» disse Alma. «Magari è solo una questione d’immobilità, non lo so… lui non riesce a smettere di tremare, togli di lì la tua amica e prova a calmarlo» disse Sonny strofinandosi le mani sulla testa. «Non c’è tempo, brutta merda, non c’è tem-po!» urlò la ragazza rimettendosi a sedere di scatto. «Togliti! Toglitiiiii!!!» il padre del ragazzo spostò Sonny con uno spintone e si gettò in ginocchio ai piedi del figlio. Il suo rantolo era più inquietante del ronzio dello sciame in avvicinamento «scava Henn, scava! Scavaaaa!!!» cominciò ad affondare le mani nelle zolle soffici dell’avvallamento. Il figlio si portò le mani al viso e iniziò a singhiozzare. «Tiralo via di lì. Noi pensiamo al bambino» Alma indicò il padre mentre si chinava sul figlio. Sonny si avvicinò all’uomo con l’intenzione di parlargli all’orecchio fintanto che trovava una presa sicura per riuscire a trascinarlo via. Non appena Henn sentì le mani di Alma sulle spalle le gettò le braccia al collo con tanta disperazione che la ragazza cadde all’indietro e si ritrovò praticamente immobilizzata. «Piano, piano, mi strozzi! Marta datti una mossa…» L’amica la raggiunse e l’aiutò a rialzarsi. A Sonny andò peggio: afferrò il padre del ragazzo da dietro, ma anziché sollevarlo con facilità, come la differenza di stazza sembrava suggerire, rimase a cavalcare l’uomo la cui disperazione sembrava capace di sviluppare un’energia illimitata. Il terreno cominciò a vibrare sotto i loro piedi. Da sud la massa nera dello sciame ingrossava di secondo in secondo. Marta, Henn, Alma e Sonny rimasero incantati a guardare il prato sparire sopra le loro teste.
«Sembra che il tuo amico abbia trovato la strada, Jorge» disse Tashi richiamando il piccolo grande Hukkala dalla sua meditazione. «Sonny?» chiese Jorge poco convinto. «Sonny o la sua fortuna. O il destino di uno dei suoi compagni. Non ha importanza» «O il mio. È possibile?» Tashi sorrise.
«Questa soluzione non c’era nei tuoi calcoli, vero genio?» Marta colpì col dorso della mano la spalla di Sonny. «Mi era venuta in mente, ma l’ho scartata subito. Mi sembrava una fesseria. Non mi sono mai fidato delle cose troppo…» «Spero di non doverti seguire Sonny. Spero che nessuno di noi abbia fatto tanto male da meritarsi altre dosi della tua stupidità… sei…» lo interruppe Marta. «Papà, papà!» il ragazzino si era precipitato sul padre. «Ma che…» Marta decise di tacere e dare una mano. L’uomo, pur avendo smesso di gridare, stava ancora scavando. Le unghie rotte sanguinavano sul fondo della piattaforma. Dopo alcuni tentativi falliti, si rassegnarono a lasciarlo fare.
(continua)
lunedì, settembre 12, 2005
Sonny, Debbie e il Fantaleo
Un amore esigente nell’anno 21.004
QUARANTOTTESIMA PUNTATA
Jorge si scosse dallo stato di torpore nel quale era scivolato e gli sembrò di avere dormito per ore. Eppure era ancora in piedi, ancora rivolto nella direzione della voce che gli aveva appena comunicato che il suo compito era quello di aspettare. A parte questo sentiva che l’angoscia per l’esito della missione, per la sopravvivenza delle persone che gli erano state affidate, viveva ancora in lui, ma indebolito dalla sensazione di benessere che quel mondo sotterraneo riusciva ad infondergli. Sperò che non gli venisse richiesto di scegliere tra quella sensazione e il bene di tutti. Sapeva che in molti erano, anche in quello stesso momento, disposti a mettere in gioco il proprio benessere e perfino la propria vita, ma quello che lo pervadeva non era semplice estasi, era pace. Sarebbe stato in grado di rinunciarvi dopo averla desiderata così a lungo? Pace.
I suoi pensieri balbettanti furono interrotti da una risata della voce.
«Vieni caro amico, avvicinati, non crederci migliori di quello che siamo. Se potremo ti spingeremo anche noi a proseguire, ma possiamo attendere il destino su un solo ramo del bivio che sta per imboccare» Jorge fece pochi passi, ma non vedeva altro che un corridoio apparentemente infinito e altri riflessi cangianti.
«Da questa parte…» disse la voce
Il suono stavolta veniva dalla sua sinistra. Si voltò e la vide.
«Anch’io mi sono stupita la prima volta che l’ho scoperto. È un gioco divertente. Però imparare ad usare il lephiad per dare una direzione precisa alla voce è una cosa piuttosto faticosa»
«Non sapevo che qui…»
«Non sapevi che avresti trovato qualcuno o che avresti trovato me?»
«Non lo so. Ho sperato fino all’ultimo di poter fare tutto il viaggio in volo, ma… sapevo solo di dover scendere se le cose fossero andate troppo male per rimanere in superficie. Nessuno mi ha parlato di te»
«Allora siamo quasi pari caro Jorge. Io sapevo solo che forse saresti arrivato e che con te avrei atteso lo sviluppo di ulteriori eventi. Il mio nome è Tashi» così dicendo gli tese le mani.
Jorge prese le mani della donna e si sedette davanti a lei su un lembo della coperta che aveva steso per lui. Non riusciva a smettere di guardarla. Era così che diventavano gli uomini e le donne quando i loro corpi erano lasciati liberi di invecchiare? E se era davvero così, come potevano essere tanto vivaci i suoi occhi e calda la voce?
«Tashi… tu, tu sembri… siete anche voi millenari come il popolo al quale appartengo?»
«Fortunatamente no, fortunatamente no» gli riprese una mano fra le sue. «Siamo stati perseguitati, e con noi le nostre montagne, proprio perché abbiamo rifiutato la certezza di vivere i loro trecento anni di perpetua giovinezza. Abbiamo lasciato che tutti ci credessero estinti e ci siamo protetti con la ridondanza e le superstizioni che quel mondo di apparente eternità è riuscito a scatenare»
«Non è stato troppo alto il prezzo?»
«Credi?»
«Vorrei saperlo da te»
«Aspetta ancora pochi istanti. Ormai manca poco. Se non accadrà nulla potrò dedicare i nostri ultimi giorni a risponderti»
«E se…»
«In caso contrario parleremo ancora. Adesso riposa e aspetta»
Sonny afferrò il bambino che Alma aveva trascinato e s’inginocchiò per guardarlo dritto negli occhi.
«Ascoltami bene, lo so che hai paura, ne abbiamo tutti, ma l’unica possibilità per uscirne è che tu ti stenda qui e resti immobile finché non succede qualcosa. Mi hai capito?»
Il bambino annuì senza smettere di piangere. Lasciò che Sonny lo stendesse sull’erba. Il suo terrore era totale.
Non accadde nulla.
Solo un bambino disperato che non riusciva a smettere di battere i denti. E il ronzio dello sciame sempre più vicino.
(continua)
venerdì, settembre 02, 2005
Sonny, Debbie e il Fantaleo
Un amore esigente nell’anno 21.004
BUON COMPLEANNO FANTALEO!
Per dire, ho perfino sbagliato giorno, perché il primo settembre me lo sono proprio perso. Sono sicuro che da lunedì, ricominciando un’esistenza normale, riuscirò a tenere d’occhio anche i giorni della settimana, ma un po’ mi spiace.
Comunque sia, sperando che i cyberanimali siano più comprensivi dei vicini di casa, ieri il Fantaleo ha compiuto un anno tondo tondo. Auguri. Nel racconto effettivamente ne ha di più, intorno ai sedicimila, ma in compenso il tempo trascorso dall’inizio della storia è un mese. Basterà a confonderlo?. Lo spero.
Che cosa posso aspettarmi dopo un agosto di fantasilenzio? Di ricominciare da dove avevamo lasciato supponendo che quello che viene dimenticato settimanalmente, rimanga dopo un’estate scintillante come questa? Neanche per idea. Qui ci vuole un bel riassunto, secco secco, in modo da ripartire dalla prossima settimana con un altro anno di allegri massacri.
Il quadro generale
Nell’anno 21.004 la Terra è stata pacificata ormai da un paio di millenni. Dichiarata patrimonio dell’universalità, ha una popolazione che non supera il miliardo di abitanti. Costoro sono liberi di andare e venire dal pianeta, ma debbono limitare gli spostamenti interni alle sole zone autorizzate. I mezzi di trasporto sono costituiti prevalentemente da cyberanimali, lenti e instancabili trasvolatori, che rendono noioso e non inquinante anche il più breve dei viaggi. Prima della pacificazione un cospicuo gruppo di bastardi aveva provveduto a distruggere tutta la fauna, mezza flora e a spianare il Tibet. I discendenti del gruppo dei bastardi forniscono tutti i giocatori alla squadra dei cattivi.
La storia e i protagonisti
La storia comincia con Sonny che viene richiamato sulla terra da un appello accorato della fidanzata Debbie. Una volta arrivato, Sonny inizia una lunga fuga verso nord, tallonato dai cattivi, insieme a Jorge Lachenay Drummond Hukkala (un anziano con l’aspetto di un bambino) e il Fantaleo (un cyberanimale che stazza come una balena). Dopo molte disavventure, Sonny attualmente sta cercando di sopravvivere al secondo attacco di uno sciame di zecche assassine.
Dal canto suo Debbie è stata rapita dai cattivi che le hanno usato tutte le violenze che una donna può subire senza che io debba spremere la mia fantasia malata. Il suo rapitore, Rafael, è uno dei cattivi più determinati e ha l’ordine di portarla direttamente al capo dei capi, Graus Rivält Duur, quello che, tanto per capirci, duemila anni prima aveva spianato di qualche migliaio di metri la regione del Tibet. Debbie al momento sta viaggiando in una specie di bara verso l’accampamento principale.
Il summenzionato Graus Rivält Duur, nel frattempo, sta inducendo una parte della popolazione terrestre a massacrare sistematicamente tutti i propri simili e, per tenersi in allenamento, ha in progetto di sterminare tutti gli uomini della propria Guardia Personale. Il fatto di non essere ancora riuscito a fermare l’avanzata di Sonnie, Jorge e del Fantaleo, lo sta facendo incazzare parecchio.
Capisco che sarebbe puro autolesionismo ritornare qui dopo un riassunto del genere, ma sarebbe ancora peggiore se vi affezionaste ai personaggi per poi scoprire che questa non è una storia dove i buoni vincono. A dirla tutta non solo non vincono, ma non arrivano nemmeno secondi.
Auguri Auguri.
(ricomincia)
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