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martedì, agosto 30, 2005
La morte della zia della pizza
Le valigie sono carogne le cui carcasse hanno ancora qualche brandello di biancheria da offrire per saziare la lavatrice dopo il suo lungo digiuno. E così posso dire anche di me.
E provo nostalgia. Nostalgia dei lunghi pomeriggi piovosi, dello sci di fondo sulla battigia (o banchisa), delle risalite dalla spiaggia usando il buon vecchio skipass e di quei deliziosi castelli di neve e fango costruiti da bambini bluastri.
Bisognoso di riposo, mi sono limitato a passatempi non faticosi: la gara dell’asciugamano con la muffa più bella, l’incaprettamento di un cinese ogni trenta che chiedeva “masagi?” e lo sputo a tutti quelli che suonavano il campanello del risciò. Non solo, ho provato il brivido autolesionista di chiudere pc e telefono per aprire solo libri e giornali, riaffermando il principio libertario di leggere mangiando e mangiare leggendo. Ne è uscita una vacanza divisa tra Chatwin, Rumiz e le fritture sul lungomare, tra il caos del Corriere svenduto a 0,12 centesimi al secondo (+ 0,15 alla risposta) e un uso più sensato dell’olio di colza.
E la sera? Meravigliose le nottate passate a guardare in su gli aerei cadenti, facendo capolino dalla porta dell’igloo dopo aver costretto al silenzio i bambini minacciandoli di farli mangiare dall’uomo coccobellococcofresco. Impagabili (anche in 12 comode rate).
Siano benedette infine le pizzerie al taglio, poiché esse spopolano meno dei parenti: per il trancio take away, infatti, la signorina alla cassa non deve necessariamente essere nipote della pizza…
Ben ritrovati.
sabato, agosto 06, 2005
polenta goes on holiday
vado. Questa volta ho deciso che vado… non so come fa il resto della canzone, ma tanto basta. Spero perfino di godermela, anche se ieri sera ho scoperto che il 3 settembre una compagnia reciterà dei brani tipo “teatro di strada” di cui sono l’autore. È scritto su di un grande tabellone nel bel mezzo della piazza del mio nuovo paese, perciò deve essere vero. Sotto al mio c’è scritto il nome del regista che però rientra dalle ferie domani, mentre io parto stasera… mi ha anche mandato a dire che vorrebbe i testi per farli provare agli attori. Li vorrei anch’io. Però preferisco prima scriverli, non ho nessuna fiducia nella telepatia.
Statemi bene.
lunedì, agosto 01, 2005
Elogio dell’ipocrisia
Si può sostenere che in determinate circostanze l’ipocrisia sia un valore positivo? Forse sì.
Proviamo intanto ad intenderci. Dizionario alla mano l’ipocrisia è: la simulazione di buone qualità o di buoni propositi attraverso azioni o atteggiamenti falsamente virtuosi, per ingannare qualcuno o per ottenerne i favori.
Credo che una delle frasi più usate nei blog degli adolescenti sia «odio l’ipocrisia, gli ipocriti… » e via elencando i difetti che appestano il mondo degli adulti e più in generale la società che, va ricordato, è sempre malata.
Il valore di un’affermazione di questo tipo va misurato nel suo contrario: quanti sono quelli che dichiarano il proprio amore per l’ipocrisia? Non ho dati ufficiali, ma mi sbilancio a dire che non se ne trova uno in tutta la rete.
A tutti è successo, soprattutto a coloro che ne sono stati vittima e quindi hanno un conto aperto con l’ipocrisia, di scoprire che tizio con noi ostentava modi cordiali e con Caio ci sputtanava a più non posso. A tutti. Delle volte siamo anche stati Caio. Qualcuno deve pur essere stato anche Tizio, pena il dissolvimento dell’ipocrisia e la fine istantanea di questo post.
A molti di noi è capitato non solo nei rapporti privati, anzi, abbiamo dovuto trovarci un lavoro per scoprire a quali vette possa arrivare quest’arte tanto odiata. C’è chi è rimasto a piedi, chi se ne è ammalato, chi non si è più ripreso; non sempre le cose restano confinate nell’ambito del folklore aziendale.
Eppure per me l’ipocrisia è come lo sporco sotto il frigo: sai che c’è, ogni tanto lo pulisci, sai che si riforma in una settimana, ma questo non ti impedisce di consumare tutti i tuoi pasti in cucina e di aprire il frigo alle tre di notte con gli occhi pieni di speranza. Alla faccia dello sporco che sta a due centimetri dai tuoi piedi scalzi e infreddoliti. E poi quante amicizie sono finite proprio perché uno degli interessati pensa che sia meglio dire le cose come stanno invece che girarci intorno? Hai voglia a contarle! Non ho smesso di credere nell’amicizia per colpa degli amici.
E nella vita pubblica? La simulazione di buone qualità e buoni propositi sembra, senza voler peccare di qualunquismo, il pilastro di ogni campagna elettorale.
Si simula solo prima di ottenere il voto? Assolutamente no.
Solitamente la simulazione dura per tutta la legislatura, perché è il consenso, l’approvazione costante dell’opinione pubblica a mantenere saldo un governo. Insomma, l’ipocrisia è un indicatore di democrazia: fintanto che spaccio per virtuosa una legge fatta per tutelare gli interessi dei miei amici o per colpire un nemico politico, dimostro che credo nella suscettibilità della pubblica opinione, la ritengo indispensabile al mio governo e quindi ne temo il giudizio. Ma. Ma se l’attuale governo, come ha appena fatto, sente che può ammettere di avere promulgato leggi a favore di un amico o contro la carriera di un magistrato o per mettere sotto controllo l’intera magistratura, esclamando «bando all’ipocrisia», allora siamo in presenza di un esecutivo che ha superato l’ultimo limite, formale finché si vuole, ma che in democrazia dovrebbe essere invalicabile.
Ce lo siamo meritati? E me lo chiedete? Che ipocriti…

immagine gentilmente offerta da papoff® (in minuscolo!)
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