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giovedì, settembre 30, 2004
 

Uno, nessuno e

100.000 GRAZIE

a tutti voi che ci avete messo una zampa ma soprattutto grazie a chi l' ha reso possibile:

Gabryella; Polenta; Topox; Cammelli.

postato da Cammelli | 10:34 | commenti (46)


martedì, settembre 28, 2004
 

Sonny, Debbie e il Fantaleo

Un amore esigente nell’anno 21.004

NONA PUNTATA

 

Il Fantaleo? Ah ah ah! Il Fantaleo…

«I fantalei non esistono! Non si sono estinti, non sono mummificati sotto sette braccia di deserto, semplicemente non esistono! È una delle poche schifose certezze che ho! Nessuno ne ha mai realizzato uno, nessuno! Sempre che avessero veramente l’intenzione di produrlo, mai! Semplicemente l’elefante non era adatto, qualunque incrocio abbiano progettato è rimasto un’idea buona per le storie dei mediatori e degli imbroglioni, ammesso che siano due categorie distinte!» rosso in faccia e col fiato corto, Sonny sentì di avere suscitato solo l’impaziente divertimento del bambino e l’irritazione dell’uomo al suo fianco.

«Intanto, signor Tessaro, ho detto il Fantaleo» disse Uldo Brenna «e in quanto…»

«e in quanto al tipo di animale» lo interruppe sorridendo il bambino «lascia stare la storia dell’elefante quando saremo lì fuori se non vuoi scoprire a tue spese quanto è permaloso il nostro amico. Per cui intendiamoci subito: se il tuo istinto ti dice che è giusto partire subito, vieni e piantala di protestare. Se invece non riesci a sentire che è giusto, dillo e lascia che ti riporti indietro.

«Mettiti nei miei panni» lo implorò Sonny «non so a che cosa credere! Lasciamo pure perdere per un momento il vostro animale immaginario… lui ha detto che ci sarà la guerra! Come faccio a prendervi sul serio, qui la guerra è vietata da duemila anni! Non da ieri, non dal millennio scorso, da due-mi-la-an-ni! Tu cosa crederesti? Dimmi solo questo!»

«Farò di meglio, ti lascio decidere con questo» e così dicendo aprì l’anta di un mobile alla sua sinistra. Dall’interno emerse su una corta rotaia un valvavox originale.

 

Il valvavox era lo strumento di comunicazione terrestre più sicuro in assoluto da millenni. Perfezionato nel corso delle calamità e delle evenienze storiche più difficili della storia umana, era anche l’unico che fosse ammesso in qualunque punto del pianeta. L’emissione di strobolucenti d’emergenza rendeva pressoché impossibile mancare il destinatario che si desiderava raggiungere, qualunque fosse lo strumento di ricezione. Sonny lo conosceva in ogni particolare, ne avrebbe fatto funzionare uno manomesso anche al buio e con le mani infilate nelle scarpe.

 

«Posso davvero?»

«Si accomodi Signor Onestà» rispose acido il mediatore.

«Ti bastano cinque minuti?» chiese il bambino.

«Dammene due per ripararlo e tre per parlare con Debbie e ti seguo bendato» era così entusiasta che qualunque concessione gli sembrava possibile.

«Non è rotto, il mio valva è il migliore!» aggiunse sempre più offeso Uldo.

 

Dopo meno di trenta secondi Sonny ne ebbe l’assoluta certezza: l’apparecchio era in ordine e perfettamente funzionante. Impostò il segnale primario e inviò l’impulso di chiamata dritto alla ricevente in casa di Debbie… lo scroscio balbettante che ne seguì fu simile ad uno sberleffo che Brenna accolse con un’espressione quasi compiaciuta.

«Visto?»

«Aspetta, non significa nulla» poteva essere che il ricevitore di casa Bertolaso fosse fuori uso, giusto?

Sonny ripeté la manovra con il ricevitore personale di Debbie, ma il risultato fu lo stesso. Preso da un’angoscia incontenibile ricontrollò la configurazione del valvavox e cominciò a diversificare i destinatari sempre più rapidamente. Alle sue spalle il bambino seguiva affascinato la velocità con cui Sonny tentava l’emissione di strobolucenti d’emergenza nelle direzioni più impensabili.

«Che ne dici? Vuoi provare anche con i tuoi genitori?»

«No» Sonny aveva appena deciso di non voler sentire il nulla chiamando la casa di suo padre. Guardò il bambino e desiderò togliergli dalla faccia quell’espressione indisponente a forza di schiaffoni.

«Capisco» si limitò a dire il ragazzino facendo un prudente passo indietro.

«Ma come fanno? E chi lo fa, soprattutto! Non c’è niente che fermi uno strobolucente in chiamata…»

«Oh, se è per questo basta avere un buon deviatore di klammatiche, signor Non Ci Credo»

«Che…»

«Che è bandito dal pianeta Terra da duemila anni. Il concetto è chiarissimo, ma adesso dovete andare se è questo che avete deciso»

Sonny aveva un altro paio di milioni di domande e sperava di prendere più tempo possibile per riuscire a decidere, come sua abitudine, su un numero consistente di fatti, quando uno schianto spezzò quell’attimo di sospensione mettendo di nuovo in orbita il suo destino. Le urla e i rumori di porte abbattute a calci rendevano inutili le supposizioni. Per Sonny Alvin Tessaro, come per miliardi di esseri viventi prima di lui, divenne improvvisamente evidente che presto o tardi nella vita si arriva a scoprire che c’è un punto oltre il quale non esiste nessun Piano B.

Scapparono tanto velocemente che in un giorno di sole avrebbero rischiato di perdersi la loro ombra per strada.

Fortunatamente era buio.

 

(continua)

 

postato da polenta | 09:07 | commenti (11)


giovedì, settembre 23, 2004
 

Sonny, Debbie e il Fantaleo

Un amore esigente nell’anno 21.004

OTTAVA PUNTATA

 

Dopo alcuni minuti di silenziosa immobilità, durante i quali Sonny sperimentò come la paura abbia la capacità di aumentare di grado in grado senza conoscere limiti apparenti, una mano robusta lo afferrò ad una spalla e lo tirò con violenza all’indietro. Non ebbe nemmeno il tempo di gridare che un’altra mano gli coprì la bocca impedendogli di dare la stura all’urlo di terrore che aveva già in gola. Svenne.

 

«Sarebbe questo» la voce acuta e ansimante veniva da dietro la sua testa. Anche con gli occhi chiusi Sonny percepì luce nella stanza.

«Questo» la voce era del bambino, la solita voce a entusiasmo zero.

 

Sonny non sapeva se gli conveniva continuare a fingere di essere svenuto per stare a sentire che cosa lo aspettava o alzarsi e far valere la sua dignità di ingegnere minerario. Assorbì con rassegnazione l’indifferenza delle due ipotesi e si mise a sedere.

Il bambino era seduto di fronte a lui su un’enorme seggio di legno. Al suo fianco si portò un uomo tozzo che indossava la tradizionale tunica grigia dei mediatori. La testa era cosparsa di esili capelli grigi ed era piantata su un collo corto e massiccio. Sudava.

 

«Non me lo immaginavo così… e tu?» sentire quella voce acuta da una testa così grossa faceva impressione.

«Pensa a come dobbiamo sembrargli noi» rispose il bambino. Uldo scoppiò in una breve risata che spaventò ancora di più Sonny.

«Vai a fare quello che devi. Dobbiamo partire subito»

«Io non vado da nessuna parte!» Sonny cercò dentro di sé della rabbia con cui bilanciare la paura per riuscire a riprendere il controllo della sua esistenza. Uldo si fermò all’istante e si voltò a guardarlo con un misto di stizza e di preoccupazione.

«Vai» si limitò a dire i bambino e l’altro si affrettò ad uscire.

 

Rimasti soli, calò il silenzio. Sonny aveva provato a darsi un contegno, ma era stato ignorato e la pochezza della sua determinazione lo aveva sgonfiato ancora di più, mentre il bambino, appoggiata la testa allo schienale, canticchiava tra sé e sé ad occhi chiusi. Quando gli sembrò di essere riuscito a calmarsi Sonny diede uno sguardo intorno. La stanza era circolare e rotondo era anche il tappeto su cui era seduto. Lo colpì la decorazione esadimensionale della trama, logora eppure ancora leggibile. Questa roba deve avere almeno cinquemila anni! Come può essercene ancora qualcuno in giro. Non avranno mica svaligiato qualche museo Loriano? Ed è tutta sbagliata! I pochi mobili erano addossati alle pareti, per cui risultava abbastanza facile riconoscere l’Orientalia colorata di verde. A nord invece solo un paio di asterischi cerchiati, poi un groviglio marrone e infine l’altro capo del mondo a occidente. Inclinando appena le testa ebbe la visione del groviglio: montagne altissime spazzate da venti incessanti. Sedicimilacentoquarantuno anni prima… Mistero…

 

«Scommetto che i tuoi insegnanti di storia terrestre non te ne hanno mai parlato vero?»

«Di che cosa?» che il bambino gli leggesse il pensiero non gli andava giù per niente.

«Lascia perdere, ne parliamo più tardi, adesso prova a riposarti se ce la fai, abbiamo un sacco di strada da fare»

«Se non vengo che succede?»

«Ti riporto allo scalo e aspetti che succeda qualcosa»

«Cosa?»

«Guerra mio caro, guerra» Uldo Brenna era riapparso sulla soglia ansimante e sudato come se n’era andato. «Il Fantaleo è pronto. E voi due?»

 

(continua)

 

postato da polenta | 11:44 | commenti (23)


martedì, settembre 21, 2004
 

Sonny, Debbie e il Fantaleo

Un amore esigente nell’anno 21.004

SETTIMA PUNTATA

 

«Oh… ma non è mica mio figlio!» rispose Sonny con la faccia di uno che ha già perso il processo d’appello.

«Tu sei scemo, questo non è mio padre, mi fa già schifo che sia mio fratello» disse il bambino con un’espressione da bimbetto capriccioso e insolente.

«Non ti permettere ragazzino! Rispetta l’età e la divisa!» lo rimbrottò l’agente di controllo senza togliere gli occhi di dosso a Sonny che intanto virava dal grigio pallido al grigio carogna senza riuscire a districare i denti sotto da quelli sopra.

«Ha qualche motivo per essere contrario alla scansione derba

La scansione derba consentiva di stabilire l’identità di un essere vivente di qualunque specie con assoluta certezza. Parentele incluse. In caso di falsa testimonianza erano affari seri.

«Perché non la fai a me la scansione brutto scemo?» Sonny guardava il bambino e non riusciva a credere di essersi fregato praticamente da solo.

«Tu non vuoi che arresti te, vero caro?» l’agente si era accucciato e lo guardava negli occhi con pura, semplice, famelica ferocia. Non era facile incastrare un minore con inclinazione a delinquere, ma sentiva di poterci provare.

«Conosci Saloqahorne?» rispose il ragazzino agganciando lo sguardo dell’uomo con un cambio d’espressione improvviso.

L’agente rimase in silenzio. Il cipiglio restava quello minaccioso dell’attimo precedente, ma dagli occhi l’odio defluiva come se gli ricadesse all’interno della testa.

«Alzati» la voce era un bisbiglio «hai un carico da controllare al gate sessanta, portale sud, adesso» l’uomo attraversò a passo spedito il portale e rientrò nello scalo.

«Abbiamo più o meno dieci minuti di vantaggio, vediamo di farceli bastare»

«Ma che…» Sonny e le sue gambe avevano perso i contatti e gesticolava come un meccanismo inceppato.

«Hai ragione, abbiamo appena commesso un reato, ma c’è un buon trenta per cento di probabilità che quando si sveglia non si ricordi delle nostre facce»

«Tu hai commesso un reato!» sentirsi stupido mentre lo diceva non gli impedì di dirlo lo stesso.

«Sì, è vero, allora se ci prende diremo che ho ipnotizzato anche te» cominciò a tirarsi dietro Sonny verso l’area dei mediatori.

«E se invece si ricorda di noi?» seguiva il bambino come se ne fosse realmente in ostaggio

«Allora faremo una bella festa per celebrare la tua entrata in clandestinità. Adesso cammina più svelto per favore»

 

L’area dei mediatori era delimitata da un altissimo muro ottenuto accatastando i contenitori serviti a trasportare i materiali più disparati nel corso degli ultimi venti secoli. Oltre la stretta apertura che Sonny e il bambino varcarono quasi correndo si celava un labirinto di vicoli tortuosi che sembravano ogni volta finire in strade senza uscita, ma che nascondevano porte, archi, sottopassi e pareti girevoli dai quali si riusciva sempre a procedere oltre. La quasi totalità degli edifici sembrava vuota e in stato di abbandono.

«Se ne sono andati quasi tutti» disse il bambino senza rallentare il passo «gli animali sono stati requisiti tutti e la paura ha fatto il resto»

A Sonny non venne nemmeno in mente di chiedere di che cosa avessero avuto paura i mediatori, la sua era una testimonianza più che convincente. Man mano che avanzavano le luci nei vicoli si facevano rade, ad ogni svolta sembrava che il buio diventasse più intenso.

«Dove stiamo andando?»

«Da Uldo Brenna, sta tenendo aperto solo per noi da un mese ormai»

Un mese fa non sapevo nemmeno che sarei tornato…

«Non montarti la testa Sonny. Non sei il Prescelto o qualcosa del genere. Sapevamo che saresti arrivato, ma potresti anche essere stato un altro»

«Dovrei sentirmi rassicurato da questo fatto, immagino» c’era una nota di risentimento ben mascherato dalla petulanza nella sua risposta. Che cosa gli stava succedendo? Non conveniva fermarsi finché c’era ancora tempo? Eppure qualcosa lo stava convincendo che non si stava allontanando da Debbie, al contrario. Se solo fosse riuscito a dominare la paura che aveva…

«Sentiti come vuoi Sonny»

«Hai un nome?»

«Certo, stai qui un momento finché vado a chiamare Uldo. Non muoverti»

«Aspetta!» i passi leggeri del bambino si allontanarono nel buio più assoluto.

 

(continua)

 

postato da polenta | 09:19 | commenti (15)


giovedì, settembre 16, 2004
 

Sonny, Debbie e il Fantaleo

Un amore esigente nell’anno 21.004

SESTA PUNTATA

 

«Solo?»

«Abbassi la voce per favore, se mi scoprono dico che è stato lei a convincermi» Il bluff del ragazzo era fiacco, ma gli avrebbe fatto perdere sicuramente delle ore. Questo si mangia i minatori poroliani e gli ingegneri imbecilli, altro che storie

«Che cosa vuoi?» Magari a dargli corda faceva prima, anche se per legge a quel punto avrebbe dovuto trovare un agente di controllo e denunciare lo stato di abbandono del bambino.

«Darle un paio di messaggi e accompagnarla ad un mezzo per uscire dal terminal» rispose il piccoletto.

«Quella dice che al momento non ce ne sono» disse indicando l’impiegata con la dentiera di vetro.

«Ha detto la verità. Dentro allo scalo non ce ne sono più, però ha anche detto una bugia, perché sono stati requisiti dai soldati e qui tutti hanno paura a parlarne»

«Soldati? Ma che cosa è successo? Tu lo sai?»

«Prima usciamo di qui e poi ne riparliamo»

«Usciamo?» Sonny non era mai stato fuori dal terminal nonostante avesse fatto almeno una decina di viaggi partendo da lì.

«Mi prenda per mano per favore»

Se adesso comincia ad urlare vengo fuori tra duecento anni…

«Se ci fermano dica che sono suo fratello»

«Visto che la sai tutta, fa in modo che non ci fermino»

«Ci provo, ma anche lei cerchi di sembrare uno che ha parenti, se non cambia faccia va a finire che sarò io a uscire tra duecento anni»

«Come…» disse Sonny sentendo il calore del panico stringergli la pancia.

«Andiamo» tagliò corto il bambino cominciando a guidarlo tra la folla.

 

Nelle prime ore successive alla translettera di Debbie, Sonny aveva dominato l’ansia nel modo più semplice: agendo. Decidere di partire e imbarcarsi gli aveva permesso di proiettare le risposte di cui aveva bisogno sul piano ravvicinato dell’imminenza, ma una volta a bordo il trucco si era ovviamente sfaldato. La settimana di viaggio era stata un corso intensivo d’impotenza e progressivamente i suoi pensieri avevano scelto la scorciatoia della delusione amorosa per resistere. L’immagine mancante di Debbie nella translettera cresceva di ora in ora dentro di lui fino ad assumere proporzioni gigantesche. Meglio pensarla decisa a fargli attraversare un mare di kilocurve per chiudere al più presto la loro relazione. Poco prima della fine del viaggio era accaduto qualcosa di strano: Debbie sembrava lontana, oggetto indefinito di un pensiero inerziale, tempo, ancora prima che luogo, da raggiungere il più tardi possibile.

E poi? Poi la realtà gli aveva bussato addosso vestita da bambino e stava di nuovo andando invece che lasciarsi andare; Debbie era tornata ad esistere in un luogo che avrebbe fatto di tutto per raggiungere, anche se per riuscirci avrebbe dovuto fare una cosa che lo preoccupava tanto come quella di uscire dal terminal a piedi. Anzi, il pensiero dei pericoli che avrebbero potuto attenderlo, nella zona dove nessuna autorità garantiva per l’incolumità dei viaggiatori, trasformava l’incontro con la sua fidanzata come un sicuro punto di approdo in un tempo di totale precarietà.

L’ultimo anello di quella lunga catena di piccole viltà chiuse il cerchio dei suoi pensieri con un auspicio che suonava a morto per l’eroismo che sognava tanto di avere: speriamo ne valga la pena.

 

Uscirono dal portale nord e fu pomeriggio all’improvviso. Fuori dal raggio della luce uniforme del terminal e liberati dalla sua aria ottimizzata, il mondo assumeva un grado di maggiore verità. L’esistente si faceva più denso, sommava odori, rumori, profondità.

Sonny si concesse un paio di secondi di piacere e strinse per la prima volta la mano al bambino. Il bambino rispose alla stretta, all’improvviso più teso e rigido nei movimenti. Sonny avrebbe voluto rassicurarlo, ma non sapeva cosa dire. Era comunque un bambino. Si ripromise di non dimenticarlo.

«Non dovrebbe portare suo figlio fuori dallo scalo signore, potrebbe essere pericoloso» Il tono dell’agente di controllo era molto meno premuroso della sua domanda.

 

(continua)

 

postato da polenta | 09:11 | commenti (19)


martedì, settembre 14, 2004
 

Sonny, Debbie e il Fantaleo

Un amore esigente nell’anno 21.004

QUINTA PUNTATA

 

Fuori dal gigantesco terminal dell’Orientalia si aprivano orizzonti di deserto inospitale. Fra il terminal e il deserto si muoveva una membrana di umanità indigena e aliena che sembrava frapporsi fisicamente tra la cruda arroganza delle pianure senza vita e la ricomposta e palpitante carnalità dei viaggiatori. Venti o forse trentamila anonimi brulicanti operosi e scaltri frequentatori del perimetro della zona riservata allo scalo avevano per secoli offerto i loro servigi a chiunque fosse disposto a pagare, a scambiare o a farsi derubare. Dopo che la Terra era divenuta patrimonio protetto era stata pronosticata la rapida fine di quel piccolo gruppo di mercanti, ma in realtà era avvenuto l’esatto contrario: molti popoli senza rapporti diplomatici ufficiali o bisognosi di salvare i reciproci interessi commerciali nonostante una fase di conflitto in atto, usavano il terminal dell’Orientalia come una zona franca nella quale ogni accordo poteva essere ratificato e ritenuto universalmente valido, anche se espresso nella forma di patto segreto.

 

Sonny acquistò degli abiti standard prima di uscire dall’ultima sala di “decontaminazione e verifica integrità”. Dopo una settimana di viaggio l’effetto dell’inalazione idroproteica fatta alla partenza stava svanendo; fame, sete e stordimento erano le sensazioni migliori che riusciva a provare insieme ad una grande spossatezza e ad una modesta depressione. Il miniluminex che si qualificò come guida fino alla zona riservata ai collaboratori poroliani lo sorprese piacevolmente e lo rafforzò nella speranza che sarebbe riuscito a partire al più presto verso Debbie. L’addetta alla reception poroliana era munita di un sorriso scintillante e gioviale, come la moda delle protesi dentarie in vetro Calahitriano imponeva in quel periodo. Non passerei mai la vita con una a cui vedi la lingua anche quando stringe i denti…

«La Direzione Mineraria ha istruito il miniluminex per farle mettere a disposizione un volo diretto al suo arrivo ingegnere, ma temo di non poterle essere d’aiuto, almeno per i prossimi giorni…»

«Non importa grazie, preferisco partire subito, prenderò qualcosa a noleggio, non posso aspettare»

«Non sarà così facile, mi creda» continuò la ragazza senza smettere di sorridere «sono almeno tre settimane che non atterra un aquilante qui da noi…»

Sonny non sapeva cosa dire. Gli aquilanti erano sempre stati i cyberanimali più diffusi poiché erano particolarmente adatti a coprire grandi distanze a velocità vicine a quella del suono. Nonostante le dimensioni notevoli, i limiti degli aquilanti erano principalmente due: da un lato l’alloggiamento ricavato nella zona originariamente occupata dalle zampe non ospitava che un viaggiatore per volta, dall’altro l’animale soffriva di grande instabilità in presenza di venti molto sostenuti. Però questa non è la stagione ventosa, anzi…

«Signore?» un bambino piuttosto magro gli stava battendo un dito sulla coscia cercando di ottenere la sua attenzione.

«Sembra che verso est ci sia stata una turbolenza inaspettata, ma ritengo che a giorni qualcuno comincerà a rientrare, non crede?» non si capiva se lo affermasse o lo chiedesse.

«Signore?»

«Non adesso scusami, torna dai tuoi genitori per favore» L’abbandono di minori in aree pubbliche era uno dei reati peggiori, Sonny pensava che nemmeno il più criminale degli adulti sarebbe stato tanto matto da sfidare una delle Dieci Leggi della Costituzione riuscendo a cavarsela per due giorni di seguito.

«Allora cercherò qualche altro mezzo meno veloce, buona giornata» Disse Sonny e cominciò ad allontanarsi.

«Non sarà così facile» disse di nuovo l’impiegata senza alzare la voce. Sonny si fermò a guardarla «abbiamo avuto molto traffico negli ultimi giorni… forse sarebbe meglio se prendesse alloggio da noi finché la situazione si decongestiona…»

«Signore?» il bambino non aveva nessuna intenzione di mollarlo e sembrava volergli fare un buco nella gamba a forza di picchiettarci con quel suo ditino ossuto.

«Dove sono i tuoi?» Sperava di avere ancora abbastanza risorse per sembrare incazzato. Del resto, se funzionava con i minatori poroliani perché non doveva funzionare con un bambino?

«Sono solo signore» Il fastidio lasciò il posto allo stupore in un attimo.

 

(continua)

 

postato da polenta | 08:59 | commenti (13)


giovedì, settembre 09, 2004
 

Sonny, Debbie e il Fantaleo

Un amore esigente nell’anno 21.004

QUARTA PUNTATA

 

Le incisioni proseguivano descrivendo le conseguenze patite dai pionieri del rollingspace a causa della denutrizione e della disidratazione, ma Sonny aveva smesso di leggere. Steso sulla panca di bordiolite cercava di dominare l’ansia con alcuni esercizi di anestesia emotiva che aveva imparato a scuola, quando ancora il corso di Educazione Emozionale era facoltativo. Il pericolo, connesso a tutte le pratiche patoanestetiche, consisteva nell’esagerare con la scissione dell’io dalle sue paure, così da innescare un processo di dislocazione astrale. La dislocazione astrale, che tutti comunque continuavano a chiamare viaggio, non era compatibile con il rolling, anzi, i rischi erano enormi: nei casi più fortunati si assisteva ad una parziale o completa inversione del rapporto conscio/inconscio (detto del dentro/fuori), nei peggiori si arrivava alla tragedia dei corpi astrali sparati all’improvviso verso il nulla curvilineo, cosa che obbligava il personale di bordo a sbarcare corpi fisici in coma irreversibile. Apparteneva sicuramente alla leggenda che vi fossero stati dei casi in cui il corpo astrale era riuscito a sopravvivere al corpo fisico: tutto ebbe origine da alcuni esploratori che riferirono di fantasmi totalmente impazziti i quali avrebbero cercato di dirottare i loro veicoli pretendendo di essere riportati nel luogo dove effettivamente si era riscontrato tempo addietro un caso di dislocazione astrale. Sulla Terra addirittura in almeno due occasioni si era tentato di varare una legislazione in favore del corpo astrale per riconoscergli uno status giuridico che ne tutelasse i diritti, ma con scarsi risultati, soprattutto per il lungo protrarsi del periodo in cui fu reintrodotta la schiavitù (6.845-12.919).

Di tutto quello che siamo riusciti a mettere insieme in almeno centocinquanta secoli di progresso non abbiamo prodotto un solo prototipo di macchina del tempo… eppure adesso sarebbe così maledettamente comodo! Almeno potrei essere da lei PRIMA che registri la translettera e magari… pensò Sonny, ben sapendo che se avesse espresso a voce alta le stesse cose sarebbe stato arrestato per violazione dell’articolo 2 della Costituzione, il quale proibiva qualunque tipo di ricerca o anche solo di pubblico dibattito sul tema dei viaggi nel tempo. E la cosa doveva essere seria davvero, se tutte le religioni sopravvissute alla sanguinosa Rivoluzione Ateista del 4.863 lo contemplavano nei loro precetti.

 

Eppure, Sonny lo sapeva con dolorosa consapevolezza, arrivare sulla Terra sarebbe stato solo un pezzo del suo viaggio verso Debbie. E nemmeno il più lungo.

La Terra era stata dichiarata patrimonio dell’universalità da quasi duemila anni e da allora spostarsi per motivi privati da un punto all’altro era diventato un casino. Del resto ci era voluta la quasi totale estinzione delle specie animali e di quelle vegetali per mettere i ventidue miliardi di abitanti di fronte alla realtà di una fine imminente e irreversibile del pianeta e di chi ci stava sopra.

La maggior parte della popolazione emigrò spontaneamente, un paio di miliardi furono abbattuti nell’ultima Rivolta Neoliberista (il cui motto era “liberi di estinguere ciò che ci appartiene”), mentre solo poco più di un miliardo accettò di continuare a vivere in zone rigidamente circoscritte e regolate da leggi severissime in fatto di protezione ambientale. Nessun veicolo poteva essere utilizzato per gli spostamenti, salvo arrivi e partenze sul versante più desertico dell’Orientalia.

La vegetazione in un modo o nell’altro era riuscita a riprendersi il territorio che millenni di allegria finimondista aveva distrutto, ma per gli animali c’era stato poco da fare: salvo gli insetti e alcuni piccoli mammiferi, il resto delle specie aveva dovuto subire pesanti processi di ibridazione ipergenica. Di fatto erano molto simili ai cyberanimali di cui per millenni erano si erano nutrite le storie per l’infanzia, creature di un mondo fantastico e irrealizzabile… sulle prime era sembrata una grande idea, poi il progetto aveva perso slancio a causa della stridente differenza tra il regno vegetale in piena riaffermazione della propria esistenza e il triste teatrino dei cyberanimali. Furono mantenuti in produzione solo alcune specie adatte al trasporto e ai lavori pesanti. Qualcuno si ostinava a considerarla l’ultima beffa, ma andare a piedi per poco più di diecimila kilometri non era quello che Sonny aveva in mente.

 

«Orientalia. I signori viaggiatori sono pregati di rispettare l’ordine di chiamata dei miniluminex per accedere alla prima fase di decontaminazione. Grazie»

Sonny si preparò a sbarcare.

 

(continua)

 

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martedì, settembre 07, 2004
 

Sonny, Debbie e il Fantaleo

Un amore esigente nell’anno 21.004

TERZA PUNTATA

 

Si racconta che pochi eventi avessero appassionato le specie viventi come la scoperta del rollingspace, sulla Terra poi era stato un vero delirio. Nemmeno l’avvento del Messia ebraico (anno 11.009) aveva creato tante aspettative.

Purtroppo l’entusiasmo non superò il primo viaggio sperimentale del piccione Ostrer. Si racconta che il primo commento della stazione ricevente sia stato: dobbiamo raschiarlo dal muro o dargli sopra della vernice?

 

Il fatto è che la materia è così esigente! E pretende stabilità nel tempo e nello spazio. Il rollingspace è esattamente il contrario, non si strappa soltanto la tovaglia sotto ai piedi dello spazio lineare, ma all’esistenza stessa dei legami tra le molecole. Per questo fu essenziale l’invenzione degli stabilizzatori: durante il rollingspace in effetti la materia viene costantemente disaggregata, ma i potenti flussi di onde stabilizzatrici hanno la capacità di ricondurre la materia nella posizione di equilibrio con un anticipo di un miliardesimo di squirtoni adroniani, i quali (con buona pace degli strumenti) creano un movimento contenitivo perfettamente sincrono con l’impatto del vuoto sulla chimica degli organismi. Il perfezionamento della combinazione tra stabilizzatori e bordiolite durò circa un centinaio d’anni. Durante quel periodo si verificarono numerosi incidenti, come del resto è normale quando, come dicono in orientalia, sei un passo avanti all’orizzonte.

 

Una delle pareti della stanza cominciò improvvisamente a parlare…

«Wanda dimmi che vuoi passare tutto il roll a parlarmi di tua sorella e giuro che vengo di là e ti strangolo!» le pareti di bordiolite non sono fonoassorbenti purtroppo

«Mia sorella ti era simpatica quando hai rischiato di diventare impotente a centodieci e lei se ne è uscita con quella cura di supposte Groberliane, mi sembra!» e va detto che la bordiolite è decisamente permeabile all’acido

«Parla un po’ più forte per favore, altrimenti la notizia non viene bene in panuniversovision! E poi, bella forza, con quelle ci ha curato tuo cognato Erwin a sessanta, tuo cognato Holter a novantadue e se tutto va bene anche il suo primo marito, quello che si è buttato in un buco nero per riuscire a liberarsene»

«Non si è buttato! È stato un incidente, capitano gli incidenti a chi lavora con la speranza di migliorare la propria posizione, Ronny aveva delle ambizioni…»

«Ma piantala con questa scemenza dell’incidente! A sentire voi due sembra che sia scivolato mentre si affacciava dal bordo. Ammettilo, non si infila un cono d’ombra mangia luce se non ti ricorda la bocca di tua moglie!»

«Sei schifoso Jurmer, dovresti lavarti la bocca con il Crovim prima di parlare della mia famiglia!»

Sonny riuscì a sorridere e a far prendere una deriva leggermente meno ansiosa alle proprie riflessioni. Che cosa avrebbe tenuto insieme lui e Debbie per i prossimi duecento e più anni? L’eterno sospiro degli innamorati o le incrostazioni dell’acido che non smette di corrodere la vita di coppia anche nella più collaudata delle unioni? E non era meglio essere insieme e litigare che essere soli e in pace assoluta? Da quanto tempo gli essere viventi si ponevano lo stesso problema nei sette miliardi di sistemi più prossimi al suo? Sospettava fossero in parecchi, peccato non avere risposte certe a tal proposito… nemmeno il neo rettilinearismo, la religione in voga da un migliaio di anni tra gli ingegneri dei sistemi solari del terzo settore, era riuscita a spianare le asperità della questione.

Avere fretta e non riuscire a percepire lo scorrere del tempo gli era insopportabile

 

(continua)

 

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giovedì, settembre 02, 2004
 

Sonny, Debbie e il Fantaleo

Un amore esigente nell’anno 21.004

SECONDA PUNTATA

 

Sonny non ebbe tempo di stupirsi della mancanza di stupore dei Poroliani quando comunicò in direzione la sua intenzione di andarsene, era troppo agitato dalla translettera di Debbie e soprattutto, per quanto gli dispiacesse ammetterlo, dall’imminenza del viaggio. In altre circostanze si sarebbe sentito lusingato dai complimenti che ricevette frettolosamente alla piattaforma d’imbarco dal suo superiore che aveva insistito per accompagnarlo: senza saperlo era il dirigente minerario alieno che aveva resistito più a lungo negli ultimi duemila kostner (il tempo per i Poroliani era un concetto labile, un po’ come la moralità per i commercianti Tesadoriani), ma i crampi allo stomaco lo rendevano poco disponibile alla conversazione. In fondo a lui non era mai dispiaciuto restare solo per lunghi periodi, mentre viaggiare lo metteva immancabilmente in uno stato di acuto disagio.

Quando fu invitato a seguire il miniluminex per le procedure d’imbarco salutò con tutta la cordialità di cui fu capace il suo superiore e tenne dietro al minuscolo globo fluorescente con la paura di non riuscire a stargli dietro, cosa per altro impossibile data la programmazione dell’oggetto e la sua propensione a ripetere tre volte ogni indicazione.

Dopo mezz’ora, superato il deposito abiti, una visita medica e due successive stanze di decantazione sature di comustrini, si ritrovò finalmente nudo e solo nel suo minuscolo alloggio. Non ci si sarebbe mai abituato e non lo consolava sapere che l’ultimo incidente in trasferimenti così lunghi era accaduto ottocento anni prima. Intanto non avevano mai risolto il problema dei bagagli: in classe veloce si partiva nudi e si arrivava nudi. Niente abiti, niente oggetti, salvo affittare un alloggio per ogni oggetto trasportato. Impossibile. Per la settimana seguente le quattro pareti di bordiolite e la panca fatta dello stesso minerale sarebbero state tutto ciò che avrebbe visto. Non vi era altro materiale conosciuto che potesse resistere al rollingspace.

Come spiegavano le centinaia di migliaia di righe incise sulle pareti, il rollingspace era stato teorizzato più di cinquemila anni prima in Orientalia, ma ci erano voluti altri duemila e settecento anni per scoprire un materiale che rendesse sicuro il viaggio di esseri viventi non monocellulari. Per non parlare poi degli stabilizzatori! Sonny si grattò la testa facendo una smorfia e si arrese alla lettura delle incisioni; leggere è già viaggiare, pensò come spesso gli capitava in quelle circostanze, se stai leggendo il viaggio che fai è già meno della metà

Ciascuno si consola come può.

E poi meglio ripassare un po’ di storia del rollingspace che mettere in fila le congetture sulle parole di Debbie: un mese, è già passato un mese… era dura prendere atto che all’angoscia della sua fidanzata doveva aggiungere trenta interi giorni di mistero totale, senza contare il buio sulle sue motivazioni. Debbie non era mai stata una frignona, non gli aveva mai fatto dubitare della serenità dei suoi sentimenti, e allora cosa? Altro panico in arrivo, ricomincia a leggere Alvy.

Le teorie sul trasporto sulle lunghe distanze si erano sprecate dopo il superamento sperimentale della velocità della luce. In poche centinaia di anni lo studio delle traslazioni dei piani espansivi era approdato alla formulazione del “vecchio trucco della tovaglia” come lo chiamava scherzosamente Homer Ippolito Modden, il suo primo insegnante di scienza del trasporto minerario. Il vecchio trucco consisteva nel ribaltamento del problema: si tenevano fermi i vettori e si destabilizzavano le curve di espansione di cui era costituito l’universo, provocando uno spostamento del vuoto per migliaia di kilocurve al minuto. Purtroppo il vuoto aveva una pessima abitudine…

 

(continua) magari lunedì, ma non fateci troppo conto

 

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mercoledì, settembre 01, 2004
 

Sonny, Debbie e il Fantaleo

Un amore esigente nell’anno 21.004

PRIMA PUNTATA

 

Pochi giorni prima del suo trentacinquesimo compleanno Sonny Alvise Tessaro ricevette una translettera dall’amatissima fidanzata Debbie Hanna Bertolaso. Le cinque armoniche programmate a rivelargli l’arrivo dei messaggi provenienti da Debbie misero in vibrazione il suo letto e l’impianto d’illuminazione si attivò gradualmente. Dette al sistema i comandi vocali opportuni e si predispose all’ascolto. Quando il sistema annunciò che il messaggio era privo del consueto segnale in verovision, Sonny maledisse per la miliardesima volta la pessima manutenzione degli apparati di transcomunicazione dei Poroliani per i quali lavorava ormai da tre anni. Nemmeno il primo Papa alieno nato in questa parte della Curva Lohban è sufficiente a convincerli che non basta un buon settore minerario per dirsi una galassia civile, borbottò tra sé mentre scendeva dal letto indispettito.

Non che avesse tutti i torti: era ormai al suo terzo compleanno a trenta patamilioni di kilocurve da casa e il verovision era l’unico modo per vedere Debbie almeno una volta al mese. Si erano fidanzati quattro anni prima, ma erano riusciti a frequentarsi solo per otto mesi. Poi l’offerta di dirigere il settore minerario Poroliano li aveva convinti che sarebbe stata per loro l’occasione irripetibile di sposarsi prima dell’età fatidica dei quarant’anni, limite che quasi tutte le coppie terrestri dovevano attendere per accedere ai prestiti generazionali. Del resto l’innalzamento dell’età media non aveva avuto solo risvolti positivi… la giurisprudenza tentava già dal secolo precedente di codificare una serie di norme che impedissero de facto il matrimonio prima dei cinquanta, sostenendo che la durata media dei matrimoni celebrati tra soggetti troppo giovani conduceva al divorzio otto centenari su dieci. Uno studio nord-orientaliano si era addirittura spinto a prevedere il matrimonio tra giovanissimi come alternativa alla detenzione già entro il millennio successivo.

Cazzate! Sentenziò gravemente Sonny mentre faceva cenno con la mano al sistema di mandare il messaggio audio.

Ciao Alvy… la voce di Debbie risuonò nell’alloggio del ragazzo seguita da un lungo silenzio. Un silenzio abbastanza lungo da permettergli di realizzare che il solito Ciao Amore, con cui la ragazza iniziava tutte le sue translettere, doveva essersi perso insieme alla sua immagine. L’idea di non poter usare un qualunque strumento di comunicazione diretta gli sfondò per un attimo lo stomaco e si sentì prendere dal panico.

Alvy, scusami se oggi… se tra un mese ti arriveranno solo le mie parole, ma ormai è una settimana che piango senza riuscire a smettere… (soffiata discreta di naso) ci siamo giurati di dirci sempre tutto e io non voglio rompere la mia promessa… Alvy, a me non importa più se dovremo aspettare ancora due anni per sposarci col minimo del prestito… io… io… io voglio averti qui a casa subito e anche se questo non lo capirai ti prego, fallo adesso, so che ci sono compagnie che dalla Curva Lohban possono farti arrivare in una settimana, non m’importa di nient’altro, ti prego, ti prego, credo che non riuscirò ad aspettare più a lungo… (altra soffiatina) una volta mi hai detto che non sapevi come farmi capire l’immensità dei tuoi sentimenti… ecco, torna, torna, torna e me l’avrai dimostrato… scrosci di fine comunicazione. Di nuovo silenzio.

Sonny deglutì dolorosamente e chiese al sistema di predisporre tutto per essere in grado di partire nel minor tempo possibile. Poi ripiombò nel panico. Poi desiderò un metodo di comunicazione diretto. Un minuto dopo indossava l’amplificatore telepatico: tentò d’intercettare Debbie sperando che fosse sveglia. Purtroppo l’evoluzione della telepatia aveva rivelato che le trasmissioni non si scostavano mai dalla comunicazione di emozioni primarie acute e sincronizzate, per cui dopo un periodo di fortuna, l’amplisensor si era ridotto al rango di strumento erotico al pari degli orgasmi monodose e del pene canterino.

 

Un’ora dopo Sonny partì.

 

(continua)

 

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