il sito umoristico polentaecammelli in blog, due passi indietro e uno avanti...

 

scrivici per prenotare, acquistare o avere maggiori informazioni su Il Bar sotto il Faggio

Ne hanno scritto (bene):
- effe - ironica
- papoff - giarina
- briciolanellatte
- sergio maistrello
- Il Gazzettino
- letturalenta

pubblicati altrove
» Il mare dolce... (webgol)
» Fabrizio M. (webgol)
» Dimissioni respinte (sacripante!)
» Non so rinunciare... (webgol)
» Io e Sara (sacripante!)
» Il Salto della Bestia (webgol)
» L'ascensore (sacripante!)


Licenza Creative Commons


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


Comincia dalla prima puntata
l'outlet del cammello
Dora Riparia River Anthology
Incontri Impossibili

I giudizi di un Lettore Modello
agorà - il luogo dei commenti alla rivista sacripante!
scritture in metamorfosi

Blogarama - The Blog Directory
Digger motore di ricerca
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Blogwise - blog directory
Blog-Show la vetrina italiana dei blog!
TNT magazine - Free Link
blog directory

Blog Aggregator 3.0 - The Filter



Very Autarchic Blog

» che cos'è il V.A.B.

» polentaecammelli.it
» di faccia
» topox
» primularossa

le nostre pagine
» Amelia (racconto breve)
» Come Antelmo e Louis
» Underground (Topox)
» Veleno (noir)
» Le Nostre Interviste

C'è qualcuno all'interno?
» Lo Zoo (bacheca)
» Guestbook

LinKaggi


briciolanellatte
giorgia
fresh
floria1405
3 febbraio
attica

primularossa in my mind
grazia
giarina
il Sig. Effe
iro iro
il giardino della fantasia
haramlik, il circolo
caravanserraglio
2025
zittialcinema
maurizio stoppa
9 9mbre
cercasi disperatamente minore dispersione
la stanza degli specchi
si deve scrivere papoff® in minuscolo!
x§°nalita'c°nfu§a
mitì

saltodelcanale
Come si fa un Blog

tt
...e visse felice e scontenta
topox
antonio sofi


Vuoi scriverci?
» primularossa
» cammelli
» polenta
» topox

Archivio
Favole al capolinea

La bella addormentata
nel bosco

Biancaneve
Cenerentola
Il Gatto con gli stivali
Cappuccetto Rosso
Barbablù
La Sirenetta
La Piccola Fiammiferaia
I Tre Porcellini












Pangea Fondazione Onlus opera in Afghanistan, Argentina, Brasile, Romania e Kenia.
» Fondazione Pangea Onlus


Recensioni
» I Racconti di Poggiobrusco
30 racconti da Poggiobrusco
di briciolanellatte

Stiamo leggendo
Come Si Fa Un Blog, di Sergio Maistrello

archivio

oggi
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
gennaio 1970

cuochi&sommeliers… godano i gourmets Archivio
cuochi&sommeliers…
godano i gourmets

1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6
7

C'è post per te Archivio
C'è post per te

1 - 2 - 3


M.T. Fan's Club
la numero uno!

se 19 vi dice qualcosa, allora dico grazie...

P.O.D.E.F.
n. 28

n. 0,1

n. -1



Blog Search Engine
Blog search directory

Présent sur bonWeb.com

Motore di ricerca Digger

counter
visitato *loading* volte

Search polentaecammelli
or the web
powered by FreeFind


Site search Web search


sabato, luglio 31, 2004
 

La Bieca Censura e il cinema ungherese

prima puntata

 

La conferenza stampa di Miklós Jancsó era affollatissima. Che ci sarebbe stata maretta (prevedibile trovandoci al Lido di Venezia) lo davamo per scontato già dopo venti minuti del suo La Stagione dei Mostri, opera ben oltre il limite dell’eresia antitotalitaria, soprattutto se considerata dal punto di vista del commissario politico che accompagnava film e regista. Il muro, detto anche cortina (suppongo non in senso sciistico) aveva ancora due anni buoni di vita davanti a sé, fatto che lasciava credere a molti burocrati di essere eterni. I giornalisti accreditati e una fiumana di studenti screditati sciamarono dalla Sala Grande al teatro del casinò con lo stesso animo con cui, immagino, altri assistono ai combattimenti dei cani: per vedere il sangue e, se possibile, il morto.

Se mi attardai di quel tanto da dovermi sedere in fondo alla sala fu a causa del signor Costanzosciò che nella sua divisa coi baffi stazionava al centro di uno spiazzo con una mazzetta di giornali in una mano e un portachiavi a forma di Marta Flavi nell’altra. Era talmente basso e sibilava così forte da fermo che lo si sarebbe potuto scambiare per un paracarro con l’asma. Il loro matrimonio era già in zona “che numero ha il tuo avvocato?”, perciò non mi lasciai ingannare: la teneva per mano solo perché da sola non sarebbe mai stata capace di muoversi sui quindici centimetri di tacchi a spillo dai quali ondeggiava nella brezza settembrina.

Per fortuna che a richiamarmi ai miei doveri di testimone della mattanza ungherese (gli studenti di cinema sono cinici a forza di stare al buio a guardare), fu la collega veronese biecacensura che con il suo passo da piviere fendeva la ghiaia dello spiazzo in direzione casinò.

 

Biecacensura doveva la propria fama ad un episodio tramandato oralmente da almeno quattro generazioni di studenti – le generazioni allora avevano corso annuale, non semestrale come adesso – secondo la quale dopo avere assistito ad una memorabile lezione di storia e critica del cinema sulla bieca censura cinematografica italiana tra le due guerre, propose al suo relatore una tesi sull’argomento che tanto l’aveva appassionata. Il docente, Prof. Geronimo Colui (passatemi una piccola bugia in un post che gronda verità come sangue da un porco appena squartato), sperando di liberarsi dell’aspirante laureanda che gli ricordava vagamente Mariangela Fantozzi, soprattutto sul piano dell’acume intellettuale, ma incapace di rifiutare preventivamente chicchessia in virtù della considerazione che lo pagavano anche per quello, le suggerì di affrontare le sue ricerche preliminari alla Biblioteca Nazionale di Firenze, allo scopo di circoscrivere il fenomeno in questione.

 

Se parlo di episodi che hanno in comune tra loro il tema della censura, ammetto che sotto sotto lo faccio per arrivare a parlare di una censura che mi ha colpito - col senno di poi - appena di striscio, ma che non per questo mi ha ferito di meno. Soprattutto perché per un paio di giorni ha tenuto in forse l’uscita del nostro Bar sotto il Faggio, cosa che a livello mondiale contava meno di una scoreggia di ragno, ma che per noi valeva e vale come il Ventolin per un asmatico.

Del resto, sul mio di quaderno, uno dei primi appunti della prima lezione di cinema alla quale ho assistito riguarda i tagli che i passaggi televisivi impongono alle pellicole. Sforbiciate talvolta arbitrarie, più spesso mirate. Il virgolettato riporta fedelmente: “la censura è una cretinata e i censori sono dei cretini” e anche se mi balzarono in gola almeno dieci “sì però…”, alla fine dovetti convincermene anch’io.

 

Si dice che la collega biecacensura si sia presentata puntuale la settimana successiva all’orario di ricevimento del Prof. Colui per riferire sui risultati delle proprie ricerche. Purtroppo l’argomento non era minimamente contenuto nel ventre della vasta eppure incompleta biblioteca fiorentina…

 

(continua)

 

postato da polenta | 02:06 | commenti (16)


martedì, luglio 27, 2004
 

io non so parlar d’amore…

 

Il sole è da qualche parte tra lo zenit e l’ovest, invisibile se non in forma di macchia bianca diffusa difficile da localizzare. Il resto del cielo, una roba liquida e incolore che sembra di essere nell’incubo di un pizzaiolo: inghiottiti da un gigantesco forno a legna. Forse è proprio questo che stiamo sperimentando e non siamo sudati, magari grondiamo l’acqua della mozzarella di bufala che siamo al di fuori della fantasia di essere umani. Quando fa così caldo la bilancia della verità sbrocca e i pensieri si limitano a sfrigolare sul suo piatto rovente.

Tutti i clienti del bar se ne stanno dietro la porta a vetri, grati per ogni piccolo riacutizzarsi dei loro reumatismi, periartriti, e varie nevralgie che il gelo polare dell’aria condizionata potrà donare loro, sono disposti a tutto pur di non annegare nell’emorragia salina che li minaccia. Solo noi due, io e il collega Giorgio D., siamo seduti stoicamente sotto gli ombrelloni all’esterno del locale. Dice che soffre di claustrofobia, ma credo sia solo una scusa. Credo invece che la scelta sia dovuta al fatto che, come mi ha detto già un paio di volte in questi giorni, ha bisogno di parlarmi e preferisce non avere i conoscenti di tutto il nostro piano a tirare le orecchie per avere l’equivalente pettegolo di una Big Bubble da rigirarsi in bocca per il resto del pomeriggio. Conoscendo la fauna zombie che se ne sta nel crio-bar non posso dargli torto, anche se, per averlo seguito a questo tavolo, spero che come minimo ne stia andando della sorte del pianeta. Altrimenti lo strangolo con le mollette che tengono ferme la tovaglia.

 

«senti Pole.» Sentirmi chiamare Polenta fuori dal web già mi fa strano, ma cedere addirittura ai diminutivi mi fa tristezza. Però è l’unico fan che ho nel mondo reale, quindi…

«dimmi Georgy»

«scusa…» ogni volta penso a Patty che dice “non chiamarmi capo” “ok capo”

«lascia stare, dimmi perché ci stiamo prendendo il caldo»

«tu lo sai che faccio una fatica boia a trovarmi una ragazza, no?» per la verità uno come Quasimodo fa una fatica boia, Giorgio è una tacca sotto l’invisibilità con le donne. Ma gli allenatori devono motivare i loro campioni, giusto?

«non hai ancora trovato quella giusta, non è la stessa cosa…» e quella giusta potrebbe anche non nascere in questa parte del millennio, verrebbe da dire.

«sbagliato!» sbagliato?

«ma dai!»

«sì! davvero! Ed è anche una che conosci!»

«non la conosco così bene se vuole uscire con te…» rido di basso per digerire la notizia.

«scherza pure, però intanto lei c’è, esiste, è vera e non interdetta»

«chi?» devo imparare a dissimulare meglio l’incredulità. Colpa del caldo, il settanta per cento della mia maglietta è di un altro colore, i capelli dietro sono bagnati peggio che nei racconti di falso idillio e l’elastico delle mutande mi sta macerando il giro vita. Vita di merda, per giunta.

«la Lorella, quella che è venuta a mangiare con noi due settimane fa»

«cazzo! È una… oh, complimenti!» sembrava una persona seria quella Lorella, com’è possibile che si stia divertendo a prenderlo per il culo? Con chi se la starà ridendo adesso? Non finisci mai di schifarti della gente. Se lui è brutto come le emorroidi di una scimmia non vuol dire che lo si possa trattare in questo modo. E cosa fa un amico vero in questi casi? La prende larga o va dritto al punto? Oppure lascia fare e si prepara a scopare via i pezzi di dignità dalla porta dell’ufficio?

«ieri le ho fatto conoscere i miei»

«scusa, ma avete fatto tutto al primo appuntamento?»

«nooo, sono già quindici giorni che ci vediamo quasi tutte le sere! I suoi li ho conosciuti la settimana scorsa, stasera decidiamo la data»

«bestia! in quindici giorni…»

«sì, e proprio per questo volevo parlarti oggi»

«per festeggiare!» certe volte mi viene quel sorriso da ufficio commerciale che odio sentirmi addosso con gli amici, le rughe degli occhi tirano talmente verso il basso che è la stessa faccia che devo avere mentre sto cagando.

«no, non è per questo»

«forse vorresti avere più tempo» ma forse se non la sposi domani lei potrebbe anche uscire dal coma e mollarti…

«no, senti, io credo, almeno, ho sempre creduto che l’amore sia vero amore quando una persona riempie la tua aria, la tua vita, ogni pensiero importante della tua giornata. Che sia quando ti capita qualcosa e che è quella la persona a cui hai voglia di dirla per prima. Che sia quando riesci a lasciare aperta la porta ad un progetto da realizzare in due senza correre avanti a viverlo con la fantasia, o quando puoi anche avere tutto contro e sai, e senti, che quella persona ce l’hai o la vorresti avere spalla contro spalla con te senza doverti chiedere se anche quella persona potrebbe mai esserti contro e… e quando ce l’hai vicina ti piace sempre e comunque, puoi anche non vederla ma la senti, sei sul suo stesso strato di mondo, parli la sua stessa lingua… insomma, riesco a spiegarmi? Secondo te è questo l’amore?»

«mi verrebbe da dirti: magari! Ma penso che non avrei saputo usare parole migliori, sempre che io ne fossi capace. Lorella è una ragazza che ha un gran culo. In tutti i sensi.»

«Lorella è una persona meravigliosa e sono io quello fortunato a essere voluto da lei. Non so se si merita uno come me piuttosto»

«perché no?» hai ragione, non se lo merita, ma tu sposala lo stesso, buttati.

«perché quei sentimenti che ti ho detto, io li provo per te, non per lei» deglutisce come le galline quando bevono. Ha l’occhio lustro, trema. Non sono un’autorità in fatto di sentimenti, ma sui miei ho delle idee abbastanza chiare, almeno su quello o chi non voglio…

«…»

«ah ah ah, ci sei cascato brutto scemo! Dovresti vederti in faccia adesso! Ah ah ah, adesso ti dico il vero motivo! Vorresti essere il mio testimone?» sì certo. Dovresti vedere la tua di faccia georgy… mi sento di schifo io per te a vedere quanto ti sta andando giù male il boccone che non sei riuscito a masticare.

«ti faccio da testimone volentieri brutto bastardo. Per fortuna che non parlavi sul serio! Avevo quasi l’idea che ti aspettassi anche una risposta, una diversa dal vaffanculo per esempio»

«avresti anche provato a darmela?»

«lo sai che a parlare di certe cose sono una frana peggio di te…»*

 

* questa rondella è dedicata ad una ragazza coraggiosa che ha deciso di essere più felice. Se il finale di questa storia non lo riconosci è solo perché a me il lieto fine mi fa peggio del caldo.

 

postato da polenta | 01:56 | commenti (23)


giovedì, luglio 22, 2004
 

Circolare (!)

 

All’apparenza il gesto è meno ampio del dovuto, molto pigro, perfino accondiscendente, un girare di avambraccio teso a rimestare il caldo.

Lenti nel loro rispettivo arco di rondò, percorrono centimetri di curva quattro spettatori semoventi che hanno abbassato il finestrino delle loro fredde capsule tombali con la faccia di chi vuole approfittarne per creare un po’ di ricircolo d’aria così da dare il cambio ai residui di freon con vortici di caldo umido.

La ragazza sulla Panda vede spuntare da sotto il telo d’ordinanza la mano con l’anello. Calcola senza malafede che può anche succedere di sentirsi sollevati a non avere un uomo per cui stare in pensiero, né un fidanzato, né un amico caro che potresti correre il rischio di non veder tornare. E il sollievo genera un bolo di vergogna e la vergogna viene rimpiazzata dalla rabbia e la rabbia casca nel buco della stanchezza, della frustrazione di quel suo girarci sempre attorno per finire un’altra sera a guardare da sola la televisione.

L’uomo del furgone surgelati percepisce la grossa mole ricoperta e pensa che ha da tempo dichiarato guerra al suo lavoro. Soprattutto al suo lavoro quando al mondo è martedì e gli tocca il quartiere più sfigato del suo giro, quello con le venti famiglie, tutti parenti, che vengono a trattare forniture collettive, tutti intorno per sapere d’un botto quanto sconto fa tutti insieme e poi via di conti separati e bocche a culo di gallina perché alla fine se compro più degli altri ho diritto a qualcosa di meno da pagare, anche se si vede che compri di più per tenere a mappamondo quei quarti posteriori che fanno provincia in due regioni separate brutta troia.

Il carpentiere stringe forte la plastica imbottita del volante, deve stare più largo con la curva per non rischiare di urtare col cassone nuovo il rottame finito fuori rotta. Pensa che quelle suole quasi nuove di cuoio liscio hanno tutta l’aria di essere incollate a dei mocassini che lui usa solo la domenica a giugno e settembre. Luglio e agosto va di ciabatte e sandali da turisti per via delle piaghe che vengono a usare gli scarponi dell’antinfortunistica. Solo i geometri potrebbero presentarsi nei cantieri con scarpe del genere, coi mocassini. Gli architetti si sono fatti furbi e si vestono in modo da portare roba con la suola di gomma, buona solo per l’asciutto, ma che almeno fa presa. I geometri no, quelli ancora in giro non l’hanno ancora capita e controllano metà dei lavori a voce, con le mani a coppa sulla faccia, mentre il capo cantiere al terzo piano fa finta di non sentire e i rumeni sono così lenti a frattonare le malte che la stessa parete è già asciutta un metro prima di dove la stanno ancora tirando. Per questo ci sono venti milioni di partite iva, niente straordinari sulla gobba del padrone e lavoro duro che continua a fare girar la giostra.

L’ultimo ha la ferramenta da riaprire alle due. A mezzogiorno e dieci era già nell’appartamento della sua nuova ragazza. Era partita subito di sesso come al solito, ma ora dell’una era di nuovo per la strada a domandarsi perché all’improvviso aveva sentito il bisogno di inventarsi una scusa per scappare. Una scusa da poco, venuta spontanea mentre, andando in bagno, si guardava nello specchio rotondo dell’ingresso di ritorno da quello che di solito era solo il primo round. Strano come si veda che uno porta il parrucchino, pensa fissando i pochi ciuffi compatti che intravede lì per terra all’attaccatura del morto. E il pensiero gli torna indietro come un boomerang tirato bene, e si compatisce prima per ‘sta storia tristissima della mezza età che striscia a scollare il cervello dal dentro della calotta, intanto che da fuori un parrucchino resta sempre un parrucchino. Si convince per un momento che potrebbe essere anche più felice con meno fatica, ma cede e pilota il sentimento a ribadire che l’unica è continuare a menarlo dentro e fuori, perché si può sempre finire a fare l’attrazione morbosa sui rondò.

L’agente dopo essersi guardato intorno per la terza volta rinuncia al gesto pacato e contenuto, bisogna ogni volta urlare:

«Circolare!»

E l’allargare della rotazione accompagnatoria, mostra alla fine quelle spaventose chiazze di sudore sub ascellare che con tanta eleganza fino ad ora è riuscito a mascherare.

«Circolare!»

Ma che cazzo avete da guardare, pensa, questa volta con una sfumatura, o un alone, in più.

 

postato da polenta | 02:08 | commenti (11)


martedì, luglio 20, 2004
 

polentaecammelli in blog compie 1 anno

 

Se 365 vi sembran troppi (avete ragione)

(e l’immagine è riciclata dal primo compleanno del sito, ma sono tempi duri per tutti)

 

Sono sicuro che il blogmondo pullula di persone assennate che avevano capito la valenza rivoluzionaria del blogmezzo prima che il problema dell’aids uscisse dalla periferia di Manhattan. Si diceva allora che l’aids colpisse solo gli omosessuali altolocati di sinistra. Altan spernacchiava il principe dei giornalisti italiani (con Totò uno dei più amati dopo morto), con una vignetta che diceva più o meno:

 

«Marì, Montanelli dice che l’aids è un castigo di Dio»

«Col suo lucido buonsenso» rispondeva Marì

 

E di lucido buon senso temo di avere peccato anch’io, quando per la prima volta mi hanno parlato di blog. Non solo non ne ho colto la valenza rivoluzionaria, ma l’ho bellamente scambiato per l’esito decadente (e Dio solo sa quanto Dio detesti la decadenza, vista la sua propensione per l’esa/eptadecimale) delle chat e dei siti personali. A fare comunque un passo nel baratro di Splinder (un anno fa, giorno più giorno meno), non è stata solo una spiccata simpatia per l’onomatopea del nome che evoca il costante rimbalzo flipperico dell’utente che cerca di loggarsi o di inserire un qualsivoglia post, ma anche la somma di fiducia e affetto in gabryella/primularossa/senzaqualità alla quale questo blog deve in massima parte la propria esistenza. L’inesorabile declino di visite e di consensi seguiti al momento in cui la nostra colonna romana (signor brigadiere, si fa per scherzare) ha messo su casa per conto suo, è la prova più evidente del suo valore.

 

E a ben vedere non potrebbe essere diversamente. La ditta polentaecammelli è tanto radicata fuori dall’innovazione che sta spremendo gli ultimi spiccioli dei mutui agevolati per coppie comiche velleitarie al solo scopo di riproporre da settembre un sito rinnovato, dove pubblicare i propri racconti insieme a quelli di alcuni ottimi prosaioli (mi sta venendo il capello biscarcarotato). Non solo, abbiamo perfino contratto obbligazioni intraparentali inestinguibili per pubblicare una cosa di carta fatta a forma di libro e…alcuni ci sono cascati davvero! (fortunatamente non tutti l’hanno anche letto). Insomma, siamo una coppia di caciaroni che se possono pubblicano, altrimenti ne fanno a meno; non abbiamo uno stile, non abbiamo una linea editoriale e quando ci proviamo sembriamo una giacca marrone su un paio di pantaloni blu.

 

Eppure ci divertiamo e finché il nostro agente non ci piazza a condurre qualcosa con la Ventura o con il signor Elisir, resteremo qui a spargere buonumore involontario, simile a quello che suscitava Montanelli quando imitava Totò.

 

postato da polentaecammelli | 02:07 | commenti (21)


domenica, luglio 18, 2004
 

 

L’irascibile Peter Petrovskji

2 – il trovarobe

 

CHI PERDE CERCA

Mi capita molto spesso di perdere le cose, troppo spesso. Soprattutto perché perdo con regolarità le stesse cose che avevo già perso, non cose dello stesso tipo, proprio le stesse che avevo più volte ritrovato in luoghi talvolta ovvi, vale a dire in giro per casa, e più frequentemente in luoghi impensabili. Al loro posto.

Sulle prime mi avevano sviato due fattori che combinati tra loro risultano micidiali alla comprensione: una lunga consuetudine con il lettino dello psicanalista e lo sconforto dei familiari che con un semplice e micidiale allargar di braccia ti ricordano quanto sia deleteria una gioventù annegata in birra, maionese, mortadella e MS dure.

 

EPPURE NON MI SON SCORDATO DI TE…

Solo di recente una seconda ipotesi si è affacciata alla mia mente con la forza d’urto di un milione di posti di lavoro, ed è stato quando ho cominciato a riflettere sulle curiose prestazioni della mia memoria. Si dirà che è facile credere di avere ricordi molto remoti se hai abbastanza fotografie in casa e hai avuto dei genitori che ti hanno parlato a lungo della tua infanzia, ma, e dico ma con un certo compiacimento, se il ricordo è legato ad un sogno? Un incubo, per la verità, ma un incubo che ti sei sempre astenuto dal raccontare se non nelle sue linee generali? Eh! Ah! Se nessuno può avertelo raccontato in quanto hai sempre glissato sull’ambientazione e sugli accadimenti, allora quella è memoria allo stato puro. Anticipo le possibili obiezioni dicendo che lo so da me che la memoria emotiva non è tutta la memoria. Vero. Quindi aggiungo un secondo tipo di memoria, quella volontaria. Pochi anni dopo aver messo nel file dei ricordi primitivi l’incubo di cui parlavo, stavo seguendo alla televisione un documentario sulle condizioni di vita dei neri in Sud Africa. Povertà, emarginazione, discriminazione e tanti bambini che si affollavano davanti alla macchina da presa intenti a consumare in pochi attimi quel quarto d’ora di visibilità promesso nei vangeli ipocriti. E poi? E poi quella finestra si sarebbe chiusa e di loro non avrei più saputo nulla. Sugli schermi italiani imperversava La calda notte dell’ispettore Tibbs, su quello di casa mia invece si affacciavano le baracche di un ghetto. Il concetto di fondo era lo stesso. Così decisi su due piedi, ne scelsi uno e decisi che mi sarei ricordato di lui per sempre. Ancora oggi, nonostante la birra, la maionese, la mortadella e le MS dure, ho quel viso stampato in un file nitido come una giornata di settembre sul Monte Grappa.

 

PIERINO E IL LUPO

Stabilita in modo scientifico e irrefutabile la tenuta stagna della mia memoria, non resta che trovare una spiegazione a questa mia recente tendenza a perdere (più e più volte) le stesse cose. When you have excluded the impossible, whatever remains, however improbable, is the truth, diceva il principe dei mitomani, e allora ecco una possibile lettura di tutta la storia che necessita tuttavia di un ulteriore ricordo di poco successivo agli altri due. Era un pomeriggio di fine primavera, afoso e poco ventilato come ce ne sono tanti in pianura, quando entrammo allo zoo di Goldsand. Dopo un primo vialetto d’accesso ci ritrovammo in vista della gabbia dei lupi e subito cominciai a percepire che qualcosa stava andando per il verso sbagliato. Incapace di comprendere razionalmente, come spesso mi accade, lasciai vagare la mente in attesa che fosse il comprendonio a trovare me: non ci volle molto per incrociare lo sguardo del lupo, ipnotico, famelico, totalmente concentrato su di un istante collocato altrove nel futuro, durante il quale ci saremmo trovati alla medesima distanza, senza l’assillo dell’afa, senza l’ostacolo delle sbarre, soli. Mi chiamarono a lungo, senza riuscire a scalfire la bolla dell’improbabile da cui tutto il resto era escluso, ma non riuscivo a muovermi. Non furono, alla fine, le minacce a liberarmi dalla prigionia dello sguardo, bastò un cambiamento impercettibile del muso dell’animale: rideva. La stessa risata che rimane sospesa nell’aria ogni volta che mi volto di scatto e scopro che quel tanghero di Peter Petrovskji ha appena rimesso al loro posto le cose che un attimo prima mi aveva nascosto.

 

SCONCLUSIONI

È stata una settimana molto dura. Non si prevedono miglioramenti nella prossima.

 

postato da polenta | 00:02 | commenti (4)


giovedì, luglio 15, 2004
 

TVTTBTTBTVTTDM.....ORE 11:50-14:10

Sarà tragico, si suppone, il bilancio della giornata di sciopero dei cellulari indetta dalle associazioni dei consumatori. Le signorine degli 899 non ansimeranno ai clienti per tutto il giorno limitandosi a leggere scarni comunicati erotici autorizzati dai loro sfruttatori. questa mancanza di amore diffuso, e raggiungibile dal 99% del territorio nazionale, renderà molto più nervosi circa un milione di padri di famiglia che picchieranno con più accanimento del solito la moglie.
molti amanti abituati alle video chiamate esibiranno vistosi cerotti neri sulle parti molli e interromperanno la chiamata prima dell'orgasmo.
l'associazione molestatori telefonici garantisce invece la continuità del servizio dando prova di quel senso di responsabilità nei confronti del paese che sembra manchi ad alcune forze politiche (fonte Rete4).
Tutti i partecipanti ai telequiz saranno tassati: pagheranno uno scatto alla risposta, anche se esatta. Tassativamente vietato nelle due ore di STOP:

-Ricevere e rispondere a SMS recanti come mittente Pres. Del Cons.

-Inviare MMS della vicina di ombrellone intenta ad abbronzarsi integralmente.

-Fare finti squilli invitanto l'utente a rispondere.

-Richiedere la suoneria di sailor moon.

-Giocare a bowling (solo possessori samsung sgh-e700).

Vi siete mai chiesti, al momento dell'acquisto, se il vostro telefonino riesce anche a telefonare?

(Questo è uno dei tanti doppi  post che vi regala la ditta: www.polentaecammelli.it buonumore in franchising.)




postato da Cammelli | 10:19 | commenti (9)
 

Cammelli usati come cavie

 

Non so se e quanti blogger possano essere interessati all’iniziativa, ma visto che ci siamo offerti come cavie, leggetevi queste poche righe e fateci sapere.

 

I due link qui di seguito, 1 e 2, rimandano ad un possibile servizio di realizzazione e commercializzazione di marchi, stemmi, loghi (quelli tipo il coccodrillino, tanto per volare bassi), da applicare su magliette, cappelli, giacconi, zaini, bruciature sui sedili dell’auto e via delirando. La particolarità è che sono realizzati a filo e non stampati, quindi probabilmente dureranno molto più di quello che vorreste. La seconda particolarità è che potete decidere di farvene fare 50 pezzi da regalare o concordare con l’inventore del servizio una vendita on line che comporta l’unico disturbo di fornire l’immagine e di mettersi ad aspettare l’andamento delle vendite per incassare i favolosi proventi che ne deriveranno. Personalmente ho in mente almeno 5 o 6 blogger che probabilmente farebbero dei numeri notevoli, uno stemmino Aggregator 3.0 sul mio pigiamino blu con i piedi, ad esempio, sarebbe un’idea, no?

 

Per avere informazioni più serie potete scrivere qui

 

postato da polenta | 00:36 | commenti (4)


martedì, luglio 13, 2004
 

Che confusione, sarà perché tremiamo…

 

non se la prenda il legittimo proprietario del blog-attributo, se confesso di essere confuso oltre ogni misura. Sì, capisco che difficilmente la Germania potrebbe temere la concorrenza di Malta nella produzione dell’acciaio, ma premetterlo non costa nulla, cosa che non si può dire delle cause di risarcimento.

Il fatto: abbiamo aspettato un tot di anni per sapere come sono fatti gli anelli di Saturno.

Ma adesso che lo so posso credere che siano più colorati della casa di marzapane della strega di Hansel e Gretel? Posso credere che contengano molto più ghiaccio di quello che si aspettavano? Posso credere che il più serioso dei pianeti del nostro sistema solare, uno che ha un certo seguito di satelliti ben piantati, sia circondato dalla granita? Che poi non so nemmeno se credere alla storia che sono a colori perché hanno usato i raggi ultra violenti; per me raggio è raggio e fa comunella col pi greco, il quale, voi m’insegnate, forgiava il raggio degli specchi eustorti (belli dritti non erano), con cui Pitagora a quei tempi sperimentava i primi laser operando ragadi e condilomi in wireless agli equipaggi delle navi di passaggio a Siracusa.

Tuttavia, chiarito questo, credo di avere inteso che la sonda rimarrà in orbita più o meno lo stesso tempo che la Cap Anamur ha gironzolato fuori da Porto Empedocle (greco anche quello), per poi assaturnare… non ne sono sicuro, ma credo che sulla superfice saranno lasciati intenzionalmente 37 volontari temprati alle situazioni estreme, i quali tenteranno di esportare la democrazia sullo scorbutico pianeta anche a costo di dividerlo in due con un muro alto alto.

 

Devo ammetterlo, un po’ di cultura generale nella vita aiuta. È per questo che quando mi hanno detto che il terremoto di ieri è venuto in Croazia*, non ho tirato un sospiro di sollievo; ho il confuso sospetto che i sismi non si attengano ai confini nazionali, così chiedo dove è venuto di preciso, e mi rispondono:

- a Kobarid.

- Ah… mai sentito

- Ma sì, voi la conoscete col nome di Caporetto!

 

E tra una scossa e l’altra, mi ricomincia la confusione…

 

* mi scuso nuovamente con i commentatori che a causa del mio scontro perdente con l’html si sono vista cancellata la loro opinione. Riassumendo, salvo quello di arthur che per definizione è irriassumibile, il feedback generale suona più o meno così: hey panzone, Caporetto è in Slovenia non in Croazia.

 

postato da polenta | 15:59 | commenti (16)


lunedì, luglio 12, 2004
 

Pubblicità

quante volte ti hanno detto che sei sempre il solito bambino, il solito egoista, il solito zuccone crapapelata... quante volte ti hanno offerto un ministero per poterti perdonare...

a colazione scopri anche tu i FOLLINI DEL MULINO BIANCO!

postato da polenta | 08:49 | commenti (7)


venerdì, luglio 09, 2004
 

L’irascibile Peter Petrovskji

Alcune indispensabili premesse

 

Non so nemmeno quando quel subdolo di Peter Petrovskji sia entrato nella mia vita e in quella della mia famiglia. Quello che so per certo è che un perfetto estraneo sta tentando di mettere radici in casa mia come una compagnia petrolifera americana in Iraq. Penso che buttare fuori l’intera storia possa aiutarmi, soprattutto perché confido molto nei vostri consigli, anche se per rendervi davvero partecipi devo fare alcune indispensabili premesse.

 

CONSUETUDINI DOMESTICHE

La prima premessa è che in casa mia è vietato raccontare balle. La seconda è che se la mia unica figlia quattroemezzenne vuole raccontarne per sentirsi al centro dell’attenzione più a lungo di quanto le consentirebbe il mero racconto delle sue giornate all’asilo, ne ha facoltà, a condizione che siano delle balle belle e avvincenti: in casa mia le buone storie vengono di gran lunga prima di qualunque altro tipo di noiosa verità. Da uno di questi inesauribili monologhi è comparsa all’improvviso l’oscura figura di Peter Petrovskji.

 

PETER PETROVSKJI È UNO PARECCHIO INCAZZOSO

La mia maggiore difficoltà a fare un ritratto di Peter Petrovskji è che stringi stringi arrivo sempre alla stessa conclusione: è matto, un pazzo furioso, irrazionale fino alla punta delle pantofole. È un individuo che ha il coraggio di fare una scenata anche solo se ritiene che il volume della televisione sia troppo alto, disponibile perfino a prendere le parti di quelli del bowling che si lamentano perché non sentono cadere i birilli piuttosto che riconoscere che per ballare lo stacchetto delle veline bisogna sentire bene la musica.

Per quello che ne capisco io è privo di qualunque preveggenza, non sa vedere nulla che vada oltre le dieci di sera, e cambia idea ogni due minuti… un momento è lì che ti racconta una barzelletta e l’attimo dopo si fionda nel bagno e lascia l’acqua del bidet aperta, ma (maledetto) il tappo chiuso! E le stoviglie? Nel giro di poche settimane ha portato all’estinzione almeno tre generazioni di robusti, rispettabili, infrangibili e capienti bicchieri da acqua. Molti periti accidentalmente nei pressi del bidet.

 

PETER PETROVSKJI HA UN OCCHIO NERO

Sembra che la violenza non giovi a Peter Petrovskji, perché spesso è oggetto di rimproveri inauditi. Inauditi in quanto non posso testimoniarli personalmente, non li ho mai sentiti, ma mi si riferisce che spesso si prende dei cazziatoni terrificanti, prevalentemente in relazione alla sua indisponente abitudine a lasciare i pennarelli senza cappuccio e ad uccidere i gatti randagi (quella dei gatti è molto meno dimostrabile della storia dei pennarelli). Mi resta l’orgoglio di apprendere che mia figlia ha ramazzato Peter Petrovskji usando le stesse parole che solitamente uso io con lei. Anche se lei tende anche a fargli un occhio nero per rimarcare la giustezza delle proprie ragioni. La biasimo, ma la capisco.

 

BUONI CONSIGLI

Ecco ciò di cui ho più bisogno adesso, dei vostri buoni consigli. Vi confesso che fino ad ora ho sentito solo un sacco di fesserie, tipo quella del mio ex amico psichiatra che si è gingillato per un po’ con la storia che peter (non piter, proprio peter), a ben vedere peter e pater… beh, abbiamo dovuto sopprimerlo.

E una volta tanto quel tanghero di Peter Petrovskji mi ha dato una mano.

Ad occultare il cadavere.

Così già che c’ero ho smaltito anche una decina di gatti.

 

postato da polenta | 02:06 | commenti (3)


mercoledì, luglio 07, 2004
 

La perdeñza

 

A me quelli che perdono hanno sempre fatto simpatia. So anche di non essere il solo a nutrire un sentimento del genere, ma anche se fosse non m’importa perché la cosa ha già prodotto in me un effetto benefico: ho smesso di odiarmi.

Tuttavia anche i perdenti hanno le loro graduatorie e i loro scaglioni di perdenza.

Prendete Trapattoni ad esempio, uno cui non era bastato vincere per tutta la vita che subito la gente si era scaldata per un mondialuccio e un europeino giocati da schifo… se ne stava lì a domandarsi dove aveva sbagliato quando il Benfica l’ha assunto e gli ha pure anticipato i soldi dell’aereo. Sì, c’è stato il panico al banco dell’Air Portugal quando l’anziano venditore di lavatrici (quelle che si accendevano col cazzotto) inveiva contro il bigliettaio in italo-tedesco pretendendo un posto sul primo volo per Benefica, e sì, c’è stato un po’ d’imbarazzo quando non riusciva a credere che Figo non fosse nella sua squadra, ma alla fine ha tenuto banco per due ore in conferenza stampa ed è riuscito a rimontare la china della perdenza affermando «dopo l’europeo finito in quel modo non potevo restare in Italia, ho accettato la prima offerta che mi hanno fatto pur di dimenticare quel paese di m. in cui sono stato per un mese ad aspettare che Totti espettorasse». Ancora in purgatorio, ammettiamolo, ma ormai è a un passo dai play off per tornare ad essere un vincente.

 

Altra storia invece è quella di Silvio Berlusconi. A me sta diventando davvero simpatico: non gli lasciano fare niente e lo tirano da tutte le parti. Da quanto gli stanno chiedendo la verifica? Trapattoni lasci stare, non è un squadra! Ma verifica de che? Per usare le parole del suo commercialista. Vogliono verificare se gli viene un infarto a forza di ultimatum? Vogliono verificare se è abbastanza intonato da cantare Se stiamo insieme ci sarà un perché e vorrei scoprirlo entro il 16 Luglio…? O forse vogliono verificare se ha davvero intenzione di rafforzare la squadra di governo? Trapattoni! Basta! Nessuno le tocca i suoi giocatori! Insomma, credono di spaventarlo? Vi farebbe paura una minaccia di Follini? Un diktat di Fini? Un ribaltone di Maroni? A voi forse sì, ma a lui no, non può nemmeno pensarci a spaventarsi, soprattutto se tenete conto che Licio Gelli è molto più incazzato di tutta la Casa delle Libertà messa insieme. Quello sì che è uno che la discesa in campo te la stronca prima che diventi un assedio. Trap, senta caro, no non è un fallo da espulsione e ho detto Maroni, non Moreno, vada a studiarsi Pessoa, faccia il piacere, che poi da Biscardi fa la sua porca figura. Non so con chi gioca, ma faccia conto che è uno allegro, tipo Vieri…

Intendiamoci, non c’è nulla di strano nel fatto che sia anche super ministro dell’economia, ci hanno scassato la patta per dieci anni con la storia che è un bravo imprenditore, dove vuoi che lo faccia l’interim? Agli interni? Agli esteri? Ma lasciamogli l’economia! Vuoi mettere se lo volesse fare alla giustizia? Ohhh! Quello è capace che magari concede la grazia a Sofri solo per il gusto di umiliare la sinistra! Trap, per favore, non c’entra un ciufolo che a Totti non gli hanno tolto le tre giornate, stiamo parlando di cose serie, mica pizza e fichi! Noooooo, pizza e Oporti, come vuole lei…

Insomma, diamoci una regolata e lasciamolo lavorare, anche perché adesso, con quel fannullone di polacco in gita in Val d’Aosta (spero non a Cogne), ha un casino di lavoro anche con l’interim al Vaticano. Rifletteteci, tre anni fa ha firmato un contratto con gli italiani e… Trap, non ha niente a che fare col suo contratto, no non allenava nemmeno l’under 21!... scusatemi fa troppo caldo, è tardi, chiudo qui la mia classifica. Sì, sì, tre punti alla vittoria uno al pareggio, bravo, questa l’hai capita, però adesso vattene dal blog o vedi che ti mando in corto il pacemaker…

 

postato da polenta | 02:31 | commenti (7)


martedì, luglio 06, 2004
 

Two post is meje che one...

 

 

 

 

 

 

 

 

Trapattoni si lamentava di avere sfiga, ha trovato la squadra giusta per rimediare...

postato da Cammelli | 08:46 | commenti (6)


sabato, luglio 03, 2004
 

Il fattore ulano

 

Da tempo prevista e prevedibile, è arrivata in nottata l’ambulanza che ha liberato il Ministero dell’economia dal fantasista Giulio Tremonti. Assolutamente a sorpresa è giunta altresì la notizia che il nostro amato “Presidente Ragioniere” ha deciso di assumere l’interim del dicastero di via XX Settembre. Tra i primi provvedimenti del nuovo ministro il cambio del nome della via: visti i risultati dei conti pubblici sono stati tolti nove giorni, anche se An ha minacciato di uscire dal governo se i nove giorni non verranno aggiunti. I centristi propongono come sostituto Mario Monti, ma non sembra una soluzione probabile, An chiede che almeno il cognome venga modificato vista la pericolosa somiglianza patronimica. In seconda battuta è pronta Letizia Moratti: in quest’ultimo caso chi scrive confessa la propria incapacità ad ironizzare sul nulla.

Da segnalare infine l’illuminate chiarimento di Sandro “Jap” Bondi: «Tremonti si è dimesso per coerenza, aveva infatti già versato la caparra per l’appartamento al mare e sarebbe stato anti economico rischiare di perderla.»

In appendice una curiosa coincidenza rilevata dagli analisti più attenti. Sul Corriere di stamattina, alla pagina degli annunci economici, c’era la seguente inserzione:

 

AAA EQUILIBRISTA ESPERTO CERCA LAVORO STABILE

 

postato da polenta | 10:46 | commenti (3)